la casa di bernarda alba

di Ferdinando Garcia Lorca
Traduzione: Rafael Porras Montero
Adattamento: Biribò|Toloni
Regia: Biribò|Toloni

Scene e Costumi: Antonio Musa
Luci: Beatrice Ficalbi (Silvia Avigo)
Assistente alla regia: Cristina Di Sciullo

Con: Anna Colazzo, Dhemetra di Bartolomeo, Eliana Calò, Cristina Di Sciullo, Fulvio Ferrati, Silvia Ferretti, Giovanna Ferri, Lisa Fontani, Lidia Giordano, Stefania Innocenti, Ilaria Lenzi, Rafael Porras Montero, Rossella Magnolfi, Marilena Manfredi, Marta Martini, Rosetta Ranaudo, Chiara Rossi, Goberto Teghini, Sabrina Tinalli, Valeria Vitti


Cosa conduce ad incatenare con fermezza l’animo umano in nome del rispetto assoluto di impietosi giudizi morali? Quanto è possibile reprimere in noi le pulsioni più vive, le passioni più vere? E quali le conseguenze di regole arcaiche, di un volere unico incapace di ascoltare davvero, di guardare davvero?
Quasi impossibile non porsi domande entrando nella casa di Bernarda Alba, un microcosmo tutto al femminile sorretto dalla ieratica forma di un materno totale e totalitario, sacrificato all’apparenza di un quotidiano che diventa giorno dopo giorno un vicolo senza via d’uscita.
In questo piccolo mondo, caldo e soffocato, ci si odia, ci si ama, si sfiora la pazzia e si gioca con l’invidia o con la miseria di sentimenti incapaci di affermare se stessi se non nella loro forma più estrema.
Considerata come il capolavoro di García Lorca e una delle più importanti opere del teatro spagnolo contemporaneo, “La casa di Bernarda Alba”, commedia in tre atti, venne conclusa a Madrid nel giugno 1936, circa due mesi prima della morte dell’autore ad opera dei falangisti.
Definito da Lorca stesso “documentario fotografico”, il dramma sviluppa, con un andamento sobrio e serrato di grande carica espressiva, tutte le sue contraddizioni, completamente spoglio da ornamenti superflui e privo di indulgenze.
Amore, lutto, oppressione, infedeltà, passione, ossessione e morale in uno spettacolo che alterna rigore a lampi di energia che esplodono formidabili e senza riparo in una messa in scena interamente sentita, recitata e dedicata al femminile che anela con desiderio ad un maschile assoluto mentre al tempo stesso ne celebra con sottile compiacimento l’assenza e la morte.